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LUIGI BELLAFRONTE ELPINO GRINEO Written by Dottor STEFANO MALLARDI B. 26 june 1942 “ We met the third millennium ARCADIANS in Rome “ LUIGI BELLAFRONTE nacque il 19 dicembre del 1801 a Orvieto, e morì a San Michele di Bari ( today Sammichele, provincia di Bari ) il 19 Ottobre del 1839. I genitori, Gaspare Bellafronte e Marianna Bernardino, lo mandarono a studiare a Roma nel COLLEGIO DEL NAZZARENO. Nel 1621 il cardinale MICHELANGELO TONTI donò il suo palazzo ai Padri SCOLOPI di SAN GIUSEPPE CALASANZIO affinché vi istituissero una scuola popolare cristiana per i giovani romani poveri. I Padri Scolopi, nel 1630, diedero all’Istituto il nome di COLLEGIO DEL NAZZARENO ( today Collegio Nazareno ) in memoria del cardinale TONTI, soprannominato il NAZZARENO, perché era arcivescovo di Nazareth.(nazzareno, con doppia zeta, per non confonderlo con il Nazareno: Gesù ). Dopo il restauro dell’edificio, avvenuto nel 1712, il collegio ospitò anche i figli di alcune famiglie benestanti. Luigi Bellafronte, a 18 anni, abbandonò il collegio perché voleva fare ciò che gli piaceva fare. Il padre lo ripudiò: non lo volle più in casa. Luigi amava suonare la LYRA DA BRACCIO (strumento musicale a corde ), cantare e recitare poesie che lui stesso improvvisava. A Roma fece il menestrello: cantò e recitò i suoi componimenti poetici in tutti i salotti romani. Aderì all’ARCADIA, accademia letteraria fondata a Roma il 5 ottobre del 1690 da Giovanni Mario CRESCIMBENI . Gli arcadi erano poeti frivoli, leziosi ed estemporanei. A Roma si riunivano nel BOSCO PARRASIO ( teatro degli arcadi ). In questo luogo, sorto nel 1725, recitavano e cantavano tutte le poesie che si rifacevano alla semplicità pastorale dei primi poeti greci. Gli arcadi si attribuivano soprannomi grecizzanti. Il soprannome di Luigi Bellafronte era ELPINO GRINEO che significa SPERANZA DI APOLLO, e NUME GRINEO era il soprannome attribuito dagli arcadi al dio Apollo. GRINEO ( o Grinio, Grineio…) era una città dell’antica EOLIA nella quale vi era un tempio dedicato ad Apollo, frequentato solo da poeti pastori. Elpino Grineo si spostò da Roma a Napoli. Per alcuni anni fu poeta giullare alla corte di FERDINANDO I di BORBONE. Lasciò la corte di questo sovrano perché non riuscì a pagare alcuni piccoli debiti di gioco. Girovagò per l’Irpinia e la Daunia. Cantò, suonò, recitò in tanti palazzi. La gente lo applaudiva, ma restava sempre distaccata,estranea. Non incontrava amici, e lui aveva bisogno di amici, e forse anche di affetto. La sua vita era grama: bastava guardare il suo cavallo per capire che non se la passava bene. Nel mese di giugno del 1825 giunse a Bari. In questa città si fermò alcuni mesi. Il trenta ottobre dello stesso anno, sellò il cavallo e si diresse a sud di Bari. Quasi al centro di un piccolo paese, in quel tempo chiamato San Michele, il cavallo si fermò. Elpino lo spronò,lo incitò energicamente gridando più volte, ma il cavallo non si mosse. Si stava guardando intorno, quando vide aprirsi la persiana centrale di un palazzo rosso pompeiano. Sul balcone apparve una donna longilinea,elegante,con i capelli neri raccolti a crocchia sulla nuca. Lui la fissò, lei pure. Furono momenti di improvvisa attrazione reciproca. Dopo alcuni minuti la donna indietreggiò, e la persiana verde si richiuse. Elpino Grineo, incantato, continuò a guardare la persiana verde, e poi tutto quel palazzo che, come uno scrigno, custodiva quel gioiello di donna. Sentì un tonfo, si spalancò il portone d’ingresso; uscì un giovane che, con passo veloce, si diresse verso di lui: << Straniero!... I miei padroni ti hanno visto in difficoltà…e ti offrono il loro aiuto. >> << Accetto volentieri! >> fu la risposta di Elpino. << Seguitemi! Te li presenterò subito…e lasciate qui il cavallo,verrà a prenderlo lo stalliere… lui sa cosa fare con i cavalli assetati, affamati e stanchi. >> Un uomo con i capelli brizzolati e la donna bellissima “della persiana verde” lo attendevano. << Sono Luigi Bellafronte da Orvieto. Sono diretto a Taranto, con l’intenzione, poi, di proseguire il mio viaggio lungo la leggendaria costa ionica della MAGNA GRECIA. Il mio cavallo non ce la fa più: si è fermato qui davanti.>> << Io mi chiamo TOMMASO LAGRAVINESE, e lei…lei è mia figlia Maria. Siamo disposti ad aiutarvi, per cui, potrete restare con noi anche alcuni giorni, se lo vorrete.>> << Io non ho nulla da darvi, signore. Posso soltanto suonare questa LYRA, cantare e recitare per voi, per i vostri parenti e per i vostri amici.>> << Gli stranieri per noi sono sacri, a loro non chiediamo nulla. Tantissimi viandanti attraversano questo piccolo paese, molti hanno dei problemi. E tutti gli abitanti sono sempre disposti ad aiutarli.>> aggiunse con voce carezzevole la bellissima Maria. Quella stessa sera Luigi suonò, cantò e recitò. Maria lo ascoltò ammaliata. Gli occhi di lei erano solo per lui. I parenti e le amiche ebbero l’impressione che quello straniero cantasse solo per Maria. Effettivamente i DUE erano già innamorati. Nei giorni successivi lei fece tutto il possibile per ritardare la partenza di Luigi. La stessa cosa fece lui perché in quella casa c’era calore familiare, benessere, e poi la cosa più importante: l’amore corrisposto di una donna che aveva sempre sognato di incontrare. Quel giorno, Maria decise di fugare il dubbio che le procurava tanta ansia. << Luigi, devo dirtelo: forse ho sbagliato ad arrendermi alle tue parole d’amore, alle tue carezze, ai tuoi baci. Se è stato un errore, allora ti confesso che lo commetterei altre cento volte…e poi mille! In te c’è un fascino che non credevo esistesse al mondo. Però quando ti guardo ho la sensazione che nei tuoi occhi scorrano le immagini di luoghi lontani. Forse…ahimè!... il tuo posto non è qui…>> Luigi la interruppe: << Oh no!… Maria, dovevo viaggiare, dovevo raggiungere Taranto, Metaponto, Sibari, Crotone, Siracusa, ma io mi fermo qui, davanti ai tuoi occhi, in questa terra straniera che imparerò ad amare, come la ami tu che ci sei nata. Sei nella mia anima! Sento che fai parte della mia vita… e che non posso rinunciare a te, per vivere…per essere felice! Voglio sposarti, Maria!>> Maria riferì tutto ai genitori. La madre, ANNA TERESA LOSITO, apprezzò le intenzioni di quel giovane straniero. Il padre le disse: << Potrai sposarti quando riceverò l’atto di celibato, e il consenso scritto dei familiari di Luigi.>> Come in quei giorni, Luigi, non era mai stato felice; non si mosse da quella casa. Lì trascorse tutte le feste natalizie. C’era una atmosfera idillìaca in quel villaggio, in quelle terre di pastori e agricoltori. Il 31 dicembre del 1825 non dormì tutta la notte. Si unì a una cinquantina di giovani che illuminavano le stradine del paese con grandi fiaccole legate alla punta di lunghe mazze. Dettero il benvenuto al nuovo anno (1826) cantando e suonando rozzi chitarroni e colascioni. Come tutti gli anni, nel mese di gennaio del 1826, iniziò il carnevale. Luigi partecipò con entusiasmo ai FESTINI DEL CARNEVALE SAMMICHELINO. Fu il primo a recitare in questi locali da ballo i componimenti poetici in rima. Ancora oggi, nei FESTINI, si recitano componimenti in rima, ma i rimatori attuali non riescono ad eguagliare la bravura del grande orvietano. Il 15 aprile del 1826 la CURIA VESCOVILE DI ORVIETO inviò l’atto di celibato e il consenso dei familiari di Luigi. MARIA GIUSEPPA LAGRAVINESE , domiciliata in San Michele, Regno delle Due Sicilie, e LUIGI PAOLO BELLAFRONTE, domiciliato in Orvieto, Stato Pontificio, si sposarono nella chiesetta della Maddalena il 19 Agosto del 1826. Con il matrimonio Luigi raggiunse la tranquillità finanziaria, e potè coltivare amicizie importanti. Gli piaceva la vita paesana, ma per inseguire il successo riprese a viaggiare. Nel 1833 era a Napoli, presso la corte di FERDINANDO II di BORBONE. Nei mesi di Marzo e Aprile del 1834 recitò nella GRAN SALA DELLA INTENDENZA di Foggia. Nello stesso anno, in questa città, pubblicò “I VERSI ESTEMPORANEI” con la tipografia di Giacomo Russo. Il 6 Dicembre del 1835 nacque il suo unico figlio: GASPARE NICOLA FRANCESCO BELLAFRONTE. Il poeta non fu presente al lieto evento perché si trovava a Napoli. Un lieve malore gli aveva fatto ritardare di alcuni giorni il ritorno a casa. Quel piccolo malore era il segno premonitore di un male che in seguito lo avrebbe reso paraplègico. Nel mese di luglio del 1839 inviò, alla tipografia dei fratelli Cannone di Bari le sue “ POESIE VARIE “. Morì il 19 Ottobre del 1839. Fu sepolto nel piccolo cimitero della chiesetta di San Francesco che si trova sulla strada per ACQUAVIVA DELLE FONTI. Un cippo, e un epitaffio inciso su una lapide grigia lo rievocano ai SAMMICHELINI. “ ALLA MEMORIA DI LUIGI BELLAFRONTE DA ORVIETO “ è il titolo del libretto che la Stamperia Filantropica di Napoli pubblicò il 19 ottobre del 1840. Questo piccolo libro contiene la necrologia, le odi e i sonetti che gli otto amici più cari gli dedicarono ad un anno dalla morte: CIRO MOSCHILLI VITANGELO LANCIANI GIULIO PETRONI CARLO FIORELLO ANGELO ALESSANDRELLI VITO CARMINE MANCINO GIUSEPPE DALFINO MICHELE LAGRAVINESE. Copyright 2006 dottor Stefano Mallardi ( Steve Mall for the fans ) - www.sammichele.org 
Ritratto di LUIGI BELLAFRONTE DA ORVIETO attinto dall’archivio storico di Giulio Mallardi. THE POEMS CHOSEN FOR YOU: IL POETA GIOCATORE Quel che il canto mi dà, mi toglie il gioco, poetica invenzion già non vi dico, e se prosieguo in tal sistema antico, converrà per mangiar che io faccia il cuoco. Veggo i lauri sfrondarsi a poco a poco, perché il fato mi fu sempre nemico, al fascino sebben non creda un fico penso che solo in me possa aver loco. Umili voti adesso al Cielo io reco tal vizio a tormi, e un ben non già caduco al fianco allor vedrò starsene meco. Che se a giocar di nuovo io qui m’induco Apollo mi rivolga il guardo bieco, e mi condanni ad esser fatto eunuco. LUIGI BELLAFRONTE L’ABUSO DEL TABACCO Dal nascere del giorno insino a sera, da questa insin che a noi riede l’aurora di nobili, e plebei veggo una schiera, che fumo esala ognor dal labbro fuora. Entro i caffè dove il gusto impera sempre si fuma e per le strade ancora, e se a tal male non si pon barriera si fumerà pur dove Dio si adora. D’una virtù sì sopraffina, e rara uso il Gallo ne fa, l’Anglo, e l’Ibero, ed a fumar dalle fasce ognuno impara. Per questo vizio ributtante e nero un nuvolo di fumo si prepara a ricoprire l’universo intero. LUIGI BELLAFRONTE (il primo terrestre a schierarsi contro il fumo) LA POTENZA DI AMORE Che giova esser cinto di saldo adamante? Resister chi puote d’un caro sembiante veggendo l’immagine, spirante ebrietà? Non uomo, non donna, non tempra, non cuore a’dardi infocati può regger d’Amore, che vibra infrenabili dall’arco fatal. Tra mesti tuguri, tra splenditi tetti blandisce, consola, arreca diletti, che apprestano un gaudio d’ogni altro maggior. O Amore, o primiero figliuol di natura, se lieto sorridi la gioia più pura tu rechi ad ogni anima che volgesi a te… LUIGI BELLAFRONTE LA NASCITA DI VENERE All’aleggiar di un zeffiro del mar la placid’onda si rende già feconda per sovruman poter. E mentre l’alba vaga suso nel ciel sorgea, della beltà la Dea fuori dell’acque uscì. Candido velo azzurro del sen coprìa gli avori, ove i nascenti amori il nido lor formàr. Un venticel su gli omeri il biondo crin le scuote, rose parean le gote che suol donare April. Avea ceruleo il guardo, e nella fronte avea di seduzion l’idea tanto funesta all’uom. Al rimirar sì amabile bellezza peregrina la placida marina di gioia sfavillò. La folgore deposta giù pel camino aereo Giove dal soglio etereo rapido mosse il piè… LUIGI BELLAFRONTE Copyright 2006 - www.sammichele.org CHOSEN FROM “ ALLA MEMORIA DI LUIGI BELLAFRONTE da ORVIETO “ Questa è terra di lutto e di dolore ove i passati giacciono indistinti, gli avanzi posan qui, dal tempo vinti, del folle orgoglio e dell’uman splendore. Qui la vita ti sembra un gentil fiore su cui dell’Austro son gli urti dipinti; qui a pièta ti favella degli estinti una voce, che scende infino al core. E qui il prode Cantor posa d’Orvieto, che lente al Ciel volgendo le pupille nella pace di Dio moriasi lieto. O Peregrino, che per caso il passo qui movi, sosta, e versa poche stille del Vate eccelso su l’umile sasso. The friend ANGELO ALESSANDRELLI Luigi! Il dolore sònito della cui giovin lira esterrefatta ogni anima ode in sue rime, e ammira come ne’ carmi brilla la nobile scintilla del genio suo divin! Luigi! Della Patria splendore ed ornamento! Quei che innalzava all’etere l’ingegno, il sentimento della virtù su l’ara… Atropo il tolse avara degli anni in sul mattin. Nel tempio della Gloria segnato a cifre d’oro suo immortal nome leggesi; ed il castalio alloro, di cui cinse la fronte il sommo BELLAFRONTE, ognun rispetterà. E la vetusta Istoria rivolga omai benigno allo stupendo, all’Italo all’ Orvietano Cigno lo sguardo, e renda merto di sì gran Vate un serto che mai non perirà. The friend VITO CARMINNE MANCINO Moristi o BELLAFRONTE, o nostro lume; ma non ti covre sempiterno oblìo; sorvola della fama in su le piume il bel parlar che dal tuo labbro uscìo, chè in questa vita il sapiente e ‘l forte vivon tant’oltre ancor dopo la morte. Quando a Colui che a nostro donno siede chiamar tuo Spirto in Ciel per sempre piacque, qual’improvviso fulmine che fiede tal’atterrata la mia speme giacque, ed è sì grande del mio cor la pena, che amaramente a delirar mi mena. The friend GIUSEPPE DALFINO Copyright 2006 - www sammichele.org 
Collegio del Nazzareno del 1630 
Il portale del Collegio del Nazzareno (Today Collegio Nazareno)  Il Bosco Parrasio (Odeon o Teatro degli Arcadi today) Copyright 2006 - www.sammichele.org
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