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Si incominciò a parlare della ciliegia ferrovia nel 1935. L’albero ( un produttore diretto ) nacque da un nòcciolo di ciliegia vicino al casello delle FERROVIE SUD-EST, a circa 600 metri dalla periferia di Sammichele di Bari. Gli abitanti di questo paese la chiamarono “ Ferrovì “ ( FERROVIA ) perché l’albero era nato a pochi metri dai binari, lungo il carraio che porta alla masseria SCIUSCIO. Per alcuni anni l’albero fu osservato e curato dal casellante dell’epoca Rocco Giorgio( cognome Giorgio). Nel 1938, Leonardo Capone ( detto Pr’cinèèlle ) di Turi, andò a fare alcuni rami per innestare i suoi alberi. Nel 1951, il dott. Domenico Pugliese ( don Mim ), nella contrada “ MARCELLINO “, di Sammichele di Bari, destinò nove ettari alla coltivazione della ciliegia ferrovia. L’impianto fu realizzato dal mezzadro Nicola Mallardi (detto Fazzaddì ) di Sammichele . Nel 1951, in tutta l’Italia non c’era un ciliegeto di nove ettari. Nel 1948, lo stesso Don MIM, ricco illuminato di Sammichele, aveva destinato, nella contrada CANALE, dieci ettari alla coltivazione dell’uva REGINA . Il mezzadro lo aveva scelto fra i turesi: Pierino Iacovazzi. Perché un mezzadro di Sammichele e uno di Turi?... Perché, da esperto, Don Mim, sapeva che i sammichelini conoscevano bene il ciliegio e i turesi la vite. Gli agricoltori di Turi, negli anni cinquanta, erano dediti alla coltivazione dell’uva REGINA ( la mennavak ), e non intendevano perdere tempo con il ciliegio perché la coltivazione dell’uva regina a “ TENDONE “ era altamente remunerativa. Ai sammichelini che continuavano a coltivare il ciliegio dicevano: - …Ma p’cchèè p’rdiite u tiimp chi g’rèèse?... Cighièè ca guadagnèète chi g’rèèse?... Ku mennavak s’ fasc’ne i sold !!- Verso la fine degli anni sessanta ci fu la crisi dell’uva regina, che poi si concluse con l’estirpazione totale di quei vigneti. Gli esportatori di uva regina turesi, in quegli anni, incominciarono ad avere richieste di ciliegie, e andavano a comprarle a Sammichele, dove c’era un piccolo mercato all’ingrosso stagionale ( a la kiaz di foggh’e ), solo per le ciliege. Con il passare degli anni, gli esportatori di Turi e il territorio agricolo di Turi più esteso di quello di Sammichele, hanno avuto il sopravvento, per cui, i turesi si sentono autorizzati a dire cazzate sulla ciliegia ferrovia. Copyright 2008 Dott. Stefano Mallardi ( Steve Mall for the fans ) - www.sammichele.org
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