lunedì 12 maggio 2008
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La Storia della Zampina

Written by dottor Stefano Mallardi ( Steve Mall for the fans).


Era il 26 aprile del 1613. A levante il sole non aveva ancora superato le cime delle alte querce. A ponente non c’era una nuvola. Era di nuovo azzurro il cielo in quella mattina di primavera.
Michele Vaaz, che era sveglio dai primi albori del mattino, fu conquistato dalla forza estatica di quel luogo. Con gli occhi inseguiva le rondini che saettavano sui trulli, sugli ovili e sul suo castello. I passi rumorosi del suo aiutante lo distolsero.
- Buon mattino, mio padrone -
- Buon mattino, Romolo - .
- Mio padrone, cosa volete a pranzo oggi? -
- Romolo, oggi desidero solo pane e salsiccia… quella che piaceva a mio padre. La prepareremo insieme. Vieni , andiamo subito dal pastore -
Intorno al castello c’erano venti trulli e molte capanne, ovili e cortili circondati da muri a secco. Su quei muri i pastori avevano messo moltissime fascine di ramaglie di querce per renderli più alti.
Michele Vaaz e Romolo salutarono il pastore che li accolse festante nel suo umile trullo.
- Cosa posso fare per voi, signor conte? Sono a vostra disposizione! -
- Fra qualche ora devi portare, al castello, le  due cosce di una  pecora che non ha figliato, basilico o prezzemolo, e formaggio grattugiato - ordinò Michele Vaaz.
- Conte, non ho basilico e non ho prezzemolo. Posso portarvi un’erba profumata che noi chiamiamo SARAPUD, cresce in questi vostri boschi -
- Va bene…ci servono anche alcune budella lavate e rovesciate. Ti aspettiamo al castello, fra tre ore! -
- Sarò puntuale, conte - rispose il pastore.
Erano le undici ( alla meridiana ) quando il pastore arrivò al castello.
- Bravo, sei stato puntuale…oggi devi pranzare con noi…però ci devi aiutare! - intimò sorridendo Michele Vaaz.
 Romolo e il pastore disossarono le cosce di pecora. Posero la carne su un grosso tronco di fragno, e con i coltelli la tritarono. A questo punto intervenne Michele Vaaz. Immerse il pane nell’acqua, lo strizzò fra le mani e lo mise in un recipiente di creta. Aggiunse la carne tritata, il formaggio , il SARAPUD e il sale. Impastò fino a stancarsi. Romolo e il pastore, con l’imbuto e con un pezzo di legno inserirono l’impasto nelle budella.
Michele Vaaz spezzò le budella ripiene con le mani, e sul tavolo formò tante piccole spirali che infilò agli spiedi. Porse gli spiedi a Romolo dicendogli: - Tieni…ora tocca a te…metti la ZAMPINA al punto giusto…non voglio mangiarla bruciata! -
Nel tardo pomeriggio il pastore tornò al trullo. Disse alla moglie che il conte lo aveva trattenuto a pranzo, e gli aveva fatto mangiare la ZAMPINA. A sera ai figli, che avevano riportato le pecore all’ovile, ripetette: - Il conte mi ha fatto mangiare la ZAMPINA…è buonissima…ho visto come si fa… la faremo anche noi -.
La fecero. Era ottima. Dettero la ricetta a tutti gli abitanti delle capanne e dei trulli.
Il pastore aveva riferito male. Non aveva capito bene. Quella salsiccia infilata allo spiedo a spirali non si chiamava ZAMPINA, si chiamava comunque salsiccia. Sì, esattamente salsiccia.
Quando il conte disse a Romolo: - …METTI LA ZAMPINA AL PUNTO GIUSTO… -, si riferì al SOSTEGNO DELLO SPIEDO che si chiamava ZAMPINA.
La ZAMPINA per Michele Vaaz era chiaramente l’arnese che sosteneva lo spiedo, al PUNTO GIUSTO, sui carboni.
Quella salsiccia, per errore, è arrivata ai giorni nostri con il nome di quello strano arnese di ferro.
I pastori, nel corso degli anni, impararono a utilizzare il basilico in estate e in autunno, il prezzemolo in primavera e in inverno. Il SARAPUD ( timo selvatico ) continuarono a metterlo, nella ZAMPINA, soltanto alcuni estimatori delle tradizioni.
Dalle americhe era stato portato in Europa il POMODORO;                                                                   trascorsero tre secoli  prima che si affermasse come alimento. Quel piccolo villaggio situato intorno al castello diventò COMUNE e lo chiamarono San Michele. Durante la prima guerra mondiale, una anziana donna di questo paese, aggiunse agli ingredienti della ZAMPINA la salsa di pomodoro, e fu subito successo.

Copyright 2005 Dott. Stefano Mallardi - www.sammichele.org