venerdì 30 luglio 2010
Home arrow Rapina al Sud

Menu
Home
On.le Gianni Mastrangelo
La Ciliegia Ferrovia
Storia della Ciliegia Ferrovia
La Storia della Zampina
La Sagra della Zampina
La Grande Ciliegia
Il Carnevale
Apula Flava
Elpino Grineo
La Storia di Sammichele
Cognomi Sammichelini
Partners
Macelleria La Brace
Caffetteria Primavera
Vivai Spinelli
Vivai Giannoccaro
Articoli
I Briganti
Il Sudista
Rapina al Sud
Accademia delle Belle Arti
Servizi
Meteo
Orari Trasporti
Cerca
Il Forum di Sammichele
Links
Contattaci
Rapina al Sud

Written by Dott. Stefano Mallardi ( Steve Mall for the fans. B. 26 June 1942 )

Ecco cosa fecero i Savoia per inchiodare i ricchi meridionali alla loro terra:

vendettero le terre demaniali meridionali agli stessi meridionali anzichè distribuirle gratuitamente ai contadini del SUD. Si fecero pagare anche a rate. Con il ricavato realizzarono le infrastrutture al Nord e trasformarono i montanari settentrionali in industriali.

Nel 1861 il deficit del Regno era di 446 milioni, e nel 1866 salì a 721 milioni nonostante la tassazione vessatoria di quegli anni.

Non potendo torchiare ancora i contribuenti, i Savoia fecero ricorso alla vendita dei beni demaniali del SUD. In tal modo, dopo 15 anni dall’unificazione, nel 1876, il Governo italiano riuscì a pareggiare il bilancio.

Nella realtà dei fatti, i cinquecento milioni che lo stato ricavò dalla vendita  dei terreni demaniali furono “ SCIPPATI “ alla borghesia meridionale.

I SUDISTI si ribellarono, e le atrocità che subirono fecero inorridire tutta l’Europa.

I meridionalisti ( Villari, Fortunato, e negli anni successivi Nitti, Salvemini, Fiore, ecc. ) si limitarono a scrivere articoli e libri sulla povertà dei nostri PADRI. Quei libri furono bocciati dai SUDISTI perché non indicavano vere soluzioni antagoniste. Con quei libri, i meridionalisti, parlarono di povertà ai poveri, e molti si convinsero che bisognava lamentarsi, lamentarsi e chiedere eternamente l’elemosina ai Nordisti. Per colpa degli intellettuali meridionalisti abbiamo ancora oggi un SUD incapace di alzarsi e camminare da solo.

Il trucco del pagamento rateale e il trucco del momentaneo aumento del prezzo del grano spinsero i commercianti e i possidenti meridionali ad acquistare moltissime terre. Anche gli industriali acquistarono terreni sottraendo enormi risorse finanziarie alle loro aziende.

Quando i ricchi compratori meridionali si trovarono di fronte ad un reddito agrario insufficiente, e capirono che era impossibile mettere a coltura tutte le terre che avevano acquistato, scatenarono la loro rabbia contro i contadini, costringendoli a lavorare con salari che non garantivano la sopravvivenza. I contadini LUCANI non ci stettero ed emigrarono. La metà della popolazione della Lucania emigrò. Da allora questa regione non è riuscita a riprendersi.

 LA GRANDE BEFFA: il SUD, dopo aver subito quella RAPINA finanziaria, fu escluso dalle grandi opere di bonifica che, tra il 1870 e il 1890, resero coltivabili tutti i terreni paludosi del ferrarese e del ravennate.

Fu escluso anche da quel programma di infrastrutture che permise di realizzare moltissime aziende al Nord. Anche i capitalisti stranieri preferirono investire dove lo Stato italiano aveva realizzato le infrastrutture più moderne.

Nel 1856, alla RASSEGNA DELL’INDUSTRIA, organizzata a PARIGI, il Regno delle Due Sicilie era stato considerato il terzo Paese più industrializzato d’Europa, dopo Inghilterra e Francia.

Risulta, dai dati del censimento del 1861 ( effettuato dai Savoia ), che la percentuale di popolazione italiana addetta all’industria era maggiore al SUD.

I Savoia tolsero, alle industrie del SUD, anche quel protezionismo industriale voluto dai Borboni, per cui furono costrette ad uscire dal mercato.

Dopo qualche anno, anche senza infrastrutture STATALI, i possidenti SUDISTI volevano ritornare ad investire nell’industria. Misero in vendita i terreni che avevano acquistato dallo Stato, ma non trovarono acquirenti. Si resero conto che erano stati rapinati, imbavagliati, e legati alla terra.

Quel protezionismo borbonico tolto alle industrie napoletane, casertane, gioiesi, putignanesi, baresi, barlettane, molfettesi ecc… fu concesso negli anni successivi alle industrie del Nord.

Nel 1887, il protezionismo concesso alle industrie nordiste, fu spinto fino al punto che causò l’aumento eccessivo dei prezzi. I mercati stranieri reagirono, e vietarono l’ingresso ai prodotti industriali italiani. I prodotti industriali del Nord, non potendo entrare nei mercati esteri, si riversarono nel SUD a prezzi altissimi. Per far accettare i prezzi esagerati dei prodotti industriali, il governo concesse agli agrari il dazio sul grano di importazione. Questo dazio non arrecò alcun beneficio ai proprietari del SUD perché il grano che essi producevano rappresentava appena un terzo del fabbisogno nazionale.

Le popolazioni del SUD furono costrette a sopportare i prezzi altissimi dei prodotti industriali, e a subire anche l’aumento del prezzo del pane causato dal dazio sul grano.

I Savoia fecero finta di non vedere l’enorme divario che si stava creando fra Nord e SUD e, volutamente, non modificarono quella politica economica che richiese sempre maggiori sacrifici alle popolazioni del SUD per rendere competitive le industrie del Nord.

Copyright 2006 Dott. Stefano Mallardi www.sammichele.org

 
Pubblicità
Macelleria Osteria La Brace

Iess Service